Gel o acrilico? La domanda è sbagliata. Quella giusta è: chi sa scegliere il materiale adatto a ogni cliente, e chi ne conosce uno solo.
Quasi ogni onicotecnica l'ha sentito almeno una volta, dalla cliente seduta al tavolo o dalla collega che lavora solo in gel: "l'acrilico fa male, rovina le unghie". È una frase che gira da decenni, e che molti saloni usano per spiegare perché non lo propongono.
Il problema è che, detta così, è sbagliata. E chi la ripete, oltre a diffondere un'informazione imprecisa, si chiude una porta: rinuncia a un materiale che per certe clienti è semplicemente la risposta migliore.
Vale la pena capire da dove nasce il mito, cosa c'è di vero, e cosa cambia davvero tra gel e acrilico quando li si lavora. Non per decretare un vincitore, ma perché il confronto giusto non è "gel contro acrilico". È "chi sa usare un solo materiale contro chi sa scegliere".
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- Il mito nasce da un vecchio prodotto. I primi acrilici usavano l'MMA, un monomero economico e aggressivo. I sistemi professionali di oggi usano l'EMA.
- Il rischio vero riguarda sia il gel sia l'acrilico. L'allergia nasce quando il prodotto non indurito tocca la pelle: dipende dalla tecnica, non dal materiale.
- La normativa cambia di continuo. TPO e DMPT sono vietati dal 2025, l'argento dal 2026 e il TPHP lo sarà dal 2027. Scegliere il fornitore fa parte della sicurezza del salone.
- Nel gel la lavorabilità la scegli comprando il prodotto, e indurisce in lampada quando decidi tu. Nell'acrilico la costruisci tu con la proporzione tra liquido e polvere, e indurisce da solo.
- Chi sa usare entrambi sceglie il materiale giusto per ogni cliente, e può chiedere un prezzo più alto.
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Da dove nasce il mito dell'acrilico che fa male (e perché aveva una base reale)
Il mito ha un'origine concreta. I primi sistemi acrilici, diffusi tra gli anni '60 e '70 del secolo scorso, usavano come liquido il metilmetacrilato (MMA), un monomero economico. Aderiva in modo quasi permanente all'unghia, era difficile da rimuovere senza danneggiare la lamina ed era associato a reazioni e danni importanti. Negli Stati Uniti l'FDA è intervenuta contro l'MMA liquido per unghie, e molti stati ne vietano l'uso nei saloni professionali.
L'industria seria ha risposto passando all'etilmetacrilato (EMA): una molecola più grande, che penetra meno nella pelle e rende il lavoro rimovibile con acetone. È lo standard dei sistemi acrilici professionali di oggi.
Il punto è che l'MMA non è sparito del tutto: costa meno, e c'è ancora chi lo usa, spesso senza che l'etichetta lo dica chiaramente. Il mito "l'acrilico fa male" nasce quindi da qualcosa di reale, ma riguarda un prodotto sbagliato, non una tecnica. Confondere le due cose è come giudicare tutta la cucina italiana da un piatto cucinato male.
Il rischio vero: non è il materiale, è il contatto con la pelle
Se c'è un rischio da conoscere, riguarda entrambe le tecniche, e si chiama sensibilizzazione agli acrilati.
Gel e acrilico appartengono alla stessa grande famiglia chimica: sono metacrilati che, una volta induriti, formano una struttura solida e stabile. Il problema nasce prima che il prodotto sia indurito. Se il monomero liquido o il gel non polimerizzato tocca ripetutamente la pelle attorno all'unghia, nel tempo può svilupparsi un'allergia da contatto. Riguarda la cliente e, ancora di più, chi lavora ogni giorno con questi prodotti.
Lo conferma il comitato scientifico europeo per la sicurezza dei consumatori (SCCS): analizzando i monomeri più diffusi nei gel, ha concluso che, applicati correttamente sulla lamina, non rappresentano un rischio rilevante di sensibilizzazione, a patto che il prodotto resti sull'unghia e non tocchi la pelle circostante. Il rischio, in altre parole, nasce da un'applicazione scorretta, non dal materiale in sé.
Una normativa che cambia: perché la scelta dei materiali non è mai un dettaglio
Negli ultimi anni la normativa europea sui cosmetici per unghie si è mossa molto, e continua a muoversi. Ha toccato soprattutto il mondo del gel e del colore, non l'acrilico:
- Dal 2021 l'HEMA e il di-HEMA, due dei monomeri più usati nei gel, sono limitati all'uso professionale. Non sono vietati, ma l'etichetta deve riportare l'avvertenza sul rischio di reazioni allergiche.
- Dal 1° settembre 2025 sono vietati in tutta l'UE il TPO, un fotoiniziatore molto diffuso nei gel, e il DMPT (o DMTA), perché riclassificati come sostanze presunte tossiche per la riproduzione. Il divieto riguarda anche l'uso in salone di prodotti già acquistati.
- Dal 1° maggio 2026 l'argento metallico (CI 77820), usato per alcuni effetti specchio e metallici, non è più ammesso in smalti e gel per unghie.
- In arrivo: il TPHP (trifenilfosfato), un plastificante presente in alcuni smalti. Il Regolamento (UE) 2026/909 lo ha inserito tra le sostanze vietate nei cosmetici, perché il comitato scientifico europeo non ha potuto escluderne il rischio genotossico con i dati disponibili. Dal 1° gennaio 2027 i prodotti che lo contengono non potranno più essere immessi sul mercato, e dal 1° luglio 2028 non potranno più essere messi a disposizione: né venduti né, come la Commissione ha già chiarito per il TPO, usati in salone.
Non significa che il gel sia pericoloso. Significa che nessuna delle due tecniche è "sicura per definizione", e che le regole cambiano con l'avanzare degli studi. Il caso del TPHP lo mostra bene: un divieto annunciato con oltre un anno di anticipo è un tempo che un'azienda seria usa per riformulare e verificare le proprie linee, non per smaltire le scorte all'ultimo momento.
Per chi lavora in salone, questo si traduce in una responsabilità precisa: sapere cosa c'è nei prodotti che usa, e sceglierli da aziende che seguono l'evoluzione normativa invece di rincorrerla. Un prodotto vietato non si può più usare nemmeno se è già sullo scaffale: la scelta del fornitore diventa parte della sicurezza del salone.
È anche il criterio con cui FBNAILS formula i propri prodotti.
HEMA e di-HEMA sono presenti solo in due prodotti (Sculpt Pro Clear e Flashly Crystal Clear).
I nostri monomeri sono senza MMA.
Il TPO e il DMPT ovviamente non sono più presenti fin dai lotti di maggio 2025, e in via definitiva dal 1 settembre 2025. Infine, il trifenilfosfato (TPHP) non è mai entrato nelle formulazioni FBNAILS fin dalla nascita del brand, ben prima che la normativa ne fissasse il divieto.
Anticipare le regole invece di inseguirle significa che chi lavora con questi prodotti non deve preoccuparsi di scadenze, ritiri o scorte da smaltire: la conformità è già parte del prodotto.
Gel e acrilico: due chimiche, due logiche di lavoro
Chiarito il tema sicurezza, resta la domanda che interessa davvero chi lavora: cosa cambia al tavolo? Parecchio. E non nel senso che uno è migliore dell'altro: lavorano secondo logiche diverse.
Come si induriscono gel e acrilico
Il gel indurisce con la luce. Contiene un fotoiniziatore che, colpito dalla lampada UV o LED con la lunghezza d'onda giusta, avvia la polimerizzazione. Due conseguenze pratiche:
- il gel resta lavorabile finché non decidi tu di andare in lampada: puoi correggere, ridistribuire, sistemare la struttura senza fretta;
- lampada e prodotto devono essere compatibili: una lampada non adatta, o un tempo di esposizione troppo breve, lasciano il gel non completamente polimerizzato. È proprio la condizione che aumenta il rischio di sensibilizzazione.
Durante la polimerizzazione il gel sviluppa calore (reazione esotermica) a causa dell'attivazione dei legami chimici tra i polimeri e i monomeri che lo compongono. Con strati spessi di prodotto la cliente può avvertire un picco di bruciore, ma è temporaneo e si può ridurre la potenza della lampada. Dopo la polimerizzazione, molti gel lasciano in superficie uno strato appiccicoso, lo strato di dispersione, che si rimuove o si sfrutta per l'adesione dello strato successivo.
L'acrilico indurisce senza uso della lampada, per reazione chimica tra i due componenti. Il liquido (monomero) incontra la polvere (polimero), che contiene un iniziatore: al loro contatto si avvia la reazione, e il materiale comincia a indurire da solo. Le conseguenze sono opposte:
- il tempo di lavorazione è limitato: dal momento in cui posi la perla sull'unghia hai una finestra breve per modellarla;
- quella finestra dipende da variabili che devi saper leggere: la proporzione tra liquido e polvere, la temperatura del salone, l'umidità, la temperatura delle mani. D'estate l'acrilico "tira" più in fretta, d'inverno ti lascia più tempo. Per questo nella nostra linea Acrylic System abbiamo un Monomero slow e un Monomero fast.

Lavorabilità: la differenza che conta di più
Qui sta il vero spartiacque tra le due tecniche.
Nel gel, la lavorabilità la scegli comprando un prodotto specifico. Dipende dalla natura del gel stesso:
- autolivellante: fluido, si distende da solo, ideale per superfici lisce e coperture sottili (non necessita di limatura). Come la nostra linea Flashly;
- semi-autolivellante: un compromesso, si distende bene, è più stabile e necessita di lieve limatura. Come la nostra amata linea Creamy;
- jelly: denso e compatto, si modella senza colare, pensato per costruire. Come la nostra linea Sculpt Pro;
- rigido o da costruzione: resta dove lo metti, per strutture e allungamenti.
Se il gel si comporta in modo diverso da come ti serve, la soluzione quasi sempre è cambiare gel o dare un'occhiata alle temperature, perché con il caldo diventa più fluido.
Nell'acrilico, la lavorabilità la costruisci tu. Con lo stesso liquido e la stessa polvere puoi ottenere perle molto diverse, a seconda di quanto liquido prendi con il pennello:
- perla bagnata: più liquido, si distende facilmente ma rischia di colare e perde resistenza;
- perla media: l'equilibrio che si cerca nella maggior parte dei lavori;
- perla asciutta: più polvere, tiene la forma ma si lavora male, aderisce meno e può risultare porosa.
In pratica, nell'acrilico la "variante" di prodotto la crei tu a ogni perla. È questo che lo rende più impegnativo all'inizio: la proporzione giusta non sta scritta sull'etichetta, sta nella mano. Ed è anche quello che lo rende così versatile per chi lo padroneggia.
La buona notizia è che la gestione del rapporto liquido/polvere non è un talento, è una competenza. Si impara con un protocollo chiaro e con la ripetizione, come si impara a leggere la consistenza di un impasto.

Velocità: gel o acrilico, cosa è più rapido?
Dipende da chi lavora e dalla propria esperienza, non necessariamente dal prodotto.
- Per chi inizia, il gel è più veloce, perché perdona gli errori: si corregge prima di andare in lampada.
- Per chi ha esperienza, l'acrilico può essere più rapido: non ci sono passaggi in lampada strato dopo strato, e una perla ben dosata costruisce struttura in pochi gesti.
La velocità, quindi, non è una proprietà del materiale: è il risultato di quanto bene conosci il materiale, l'ambiente che ti circonda e le caratteristiche dell'unghia su cui lavori.

Gestione del prodotto in salone
- Odore e ambiente: il monomero acrilico ha un odore caratteristico e richiede una buona ventilazione. Il gel è quasi inodore, ma i vapori e la polvere di limatura vanno comunque gestiti. Esistono anche profumatori per monomero che non alterano la composizione e l'efficacia, come il nostro Elisir di Venere.
- Pennelli e strumenti: nell'acrilico il pennello va tenuto pulito dal materiale che indurisce; nel gel va protetto dalla luce, che lo farebbe polimerizzare.
- Conservazione: i gel vanno tenuti al riparo dalla luce, il liquido acrilico ben chiuso e lontano da fonti di calore.
- Protezione personale: per entrambi valgono guanti adatti, nessun contatto del prodotto non indurito con la pelle, uso di mascherina per proteggere le vie respiratorie e aspirazione delle polveri in limatura.
Resa finale
- L'acrilico dà strutture molto resistenti e rigide: una scelta forte per allungamenti importanti, unghie rovinate dall'onicofagia, clienti che usano molto le mani.
- Il gel, in funzione delle catene polimeriche con cui è costruito, tende a essere più flessibile e permette risultati molto naturali e trasparenti: ideale per coperture sottili, lamine sottili e flessibili, chi cerca un effetto discreto. Ma esistono anche gel iper resistenti e rigidi, come i nostri Creamy e Sculpt Pro, che consentono lunghezze estreme.
Rimozione e refill
- L'acrilico a base EMA si rimuove con acetone oppure si assottiglia a fresa.
- I gel "soak-off" si rimuovono con acetone, i gel normali solo a fresa.
In entrambi i casi, una rimozione fatta male (unghia strappata, limatura aggressiva) fa più danni del materiale stesso. È un'altra parte del mito "rovina le unghie" che in realtà dipende dalla tecnica.
Gel o acrilico: la cliente giusta per il materiale giusto
Il punto non è quale materiale sia migliore. È quale materiale è migliore per questa cliente, oggi. Ricordando che le unghie non sono sempre uguali a se stesse nell'arco dell'anno.

Come spiega Fabio Billoni, fondatore di FBNAILS: "Chi fa questo mestiere deve conoscere tutte le tecniche e tutti i materiali, perché è l'unico modo per proporre in salone la soluzione adatta alla situazione di quella cliente. Il vero segreto è saper personalizzare il trattamento: quando lo sai fare, il risultato è assicurato."
Il lato che si vede in cassa
Saper lavorare entrambi i materiali non è solo una questione tecnica: cambia il posizionamento del salone.
Un salone che lavora solo in gel ha una risposta sola per tutte. Quando arriva la cliente con le unghie morsicate, o quella che rompe ogni allungamento in due settimane, può solo adattarsi con un risultato meno solido, oppure perderla, spesso senza nemmeno accorgersene.
Chi padroneggia gel e acrilico può invece:
- dire di sì a più clienti, compresi i casi che altri saloni rifiutano o gestiscono male;
- risolvere i problemi ricorrenti (rotture, sollevamenti, allungamenti che non tengono) scegliendo il materiale invece di rifare lo stesso lavoro;
- giustificare un prezzo più alto, perché vende una consulenza sul trattamento e non solo un'applicazione.
In un mercato in cui molti saloni offrono la stessa cosa allo stesso prezzo, la versatilità è una delle poche differenze che la cliente percepisce davvero.

Il metodo prima del materiale
Gel e acrilico non sono avversari. Sono due strumenti, ognuno con la sua logica: il gel ti chiede di scegliere bene il prodotto, l'acrilico ti chiede di costruire il prodotto con la mano. In mezzo ci sono sistemi ibridi come l'acrygel, che uniscono caratteristiche di entrambi.
Quello che accomuna tutte le tecniche è lo stesso principio: un prodotto di qualità, formulato e conforme, più un protocollo preciso, eseguito sempre allo stesso modo. È questo che rende il risultato replicabile, e che protegge la cliente e chi lavora. Il "fai da te", il prodotto economico dall'etichetta vaga, la tecnica imparata a occhio sono esattamente le cose che hanno creato il mito da cui siamo partiti.
Se vuoi imparare a gestire il rapporto liquido/polvere con un protocollo chiaro, il prossimo Acrilico Starter è il 10-11 ottobre. Se preferisci partire dal gel e dalla scelta del prodotto giusto per ogni cliente, c'è il Gel Starter del 31 ottobre - 1 novembre. Entrambi sono aperti anche a chi parte da zero, ed entrambi esistono anche in versione online per chi non può esserci in presenza.
Per info corsi in presenza CLICCA QUI
Per i corsi online:
- Acrilico Starter con kit
- Gel Starter con kit
La Voce di FBNAILS
Fonti
- Regolamento (UE) 2025/877 — divieto di TPO e DMPT nei prodotti cosmetici: EUR-Lex
- Regolamento (UE) 2020/1682 — restrizione di HEMA e di-HEMA TMHDC all'uso professionale: EUR-Lex
- Regolamento (UE) 2026/78 — sostanze CMR nei cosmetici, argento (CI 77820): EUR-Lex
- Regolamento (UE) 2026/909 — divieto del trifenilfosfato (TPHP) nei prodotti cosmetici: EUR-Lex
- Commissione Europea — Sostanze CMR nei prodotti cosmetici: single-market-economy.ec.europa.eu
- Commissione Europea — TPO nei prodotti per unghie, domande e risposte: transition-pathways.europa.eu
- SCCS, Commissione Europea — Parere sulla sicurezza di HEMA e di-HEMA TMHDC (SCCS/1592/17): health.ec.europa.eu
- U.S. Food and Drug Administration — Nail care products: fda.gov